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Quale futuro per i giovani?torna su

Uno sguardo alla crisi che stiamo attraversando, profonda «per intensità, durata, trasversalità». È questa l’ottica su cui si è sviluppata la relazione magistrale della Dott. Linda Laura Sabbadini, Direttrice del Dipartimento delle Statistiche Sociali e Ambientali dell’ISTAT, intervenuta il 24 ottobre all’inaugurazione dell’anno accademico della Facoltà. «È una crisi che non ha risparmiato nessuno, i cui effetti non sono solo economici ma sono e saranno soprattutto sociali», esordisce la Dott. Sabbadini, unica donna a ricoprire una carica dirigenziale all’interno dell’Istituto Nazionale di Statistica. «La crisi ha agito in modo selettivo: ha colpito il Sud come il Nord del paese; ha interessato gli italiani come gli immigrati regolari. Ma è stata anche selettiva: l’80 % del calo dell’occupazione è stato giovanile».

L’analisi è precisa e documentata: giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro o che lo perdono; giovani diplomati che non trovano come inserirsi, mentre chi è in possesso di una laurea è maggiormente preservato, non perché lavora, ma perché deve “adattarsi”. In questo orizzonte dalle tinte scure, secondo la dott. Sabbadini, ci sono due ammortizzatori sociali fondamentali che hanno agito e hanno fatto sì che le conseguenze non fossero ancora più gravi: «la cassa integrazione che ha protetto i capifamiglia, la famiglia che ha difeso i figli che in maggioranza ancora vivevano con i loro genitori». E proprio questo modello tipicamente italiano per cui i figli escono tardi dalla famiglia di origine ha protetto dalla povertà, ha fatto in modo che non aumentasse ulteriormente il tasso dei disoccupati. In questo momento siamo giunti al fondo: cresce la povertà assoluta e relativa e se «le famiglie hanno cercato di resistere dando fondo ai risparmi, indebitandosi di più per mantenere gli stessi standard di vita» non sarà facile assorbire non solo i 3 milioni di disoccupati, secondo le ultime statistiche dell’ISTAT, ma anche gli altri 3 milioni che non cercano più lavoro scoraggiati, dubbiosi sul futuro, incerti sul cambiamento. «Come guardare al futuro? - si chiede allora Sabbadini -. Esigere precise scelte di politica sociale che deve essere una priorità e non un terreno di tagli; dotarsi di ottimismo e fiducia nelle grandi risorse che, come popolo, possediamo nel nostro DNA». Ed è quasi un programma di vita quello che lascia alla conclusione, rivolgendosi soprattutto agli studenti e alle studentesse della Facoltà presenti in sala: «Seguire con passione e determinazione i propri ideali, possedere forti motivazioni, condividere i propri sogni con gli altri, perché le leve dell’economia sono anche la determinazione e la solidarietà con gli altri».

Il “malessere” sociale, reso più drammatico dalla grave crisi economica, dalla scarsità di lavoro che colpisce appunto il mondo giovanile, è stato oggetto anche dell’intervento della Preside, Prof. Pina Del Core, che, di fronte all’emergere di una generazione che non studia, non lavora e non fa nient’altro, si interroga riguardo al ruolo dell’università il cui compito, afferma: «è credere ancora all’educazione e investire con più forza e qualità sulla formazione di nuove professionalità educative». Una strategia che la Facoltà sceglie di adottare, nella convinzione che il dovere e il compito dell’educazione richiama fortemente la responsabilità che è prima di tutto sociale. Si conferma così l’impegno di «far fronte a tale sfida trovando in essa la ragion d’essere: la formazione di professionisti dell’educazione di alto profilo capaci di affrontare con creatività e flessibilità le complesse emergenze educative attuali». Da qui, l’urgenza di conoscere, di dotarsi di competenze e di professionalità che siano “spendibili” nel mercato del lavoro, perché «sarà la padronanza del sapere fluido e relazionale, o meglio adattativo, a consentire di far fronte ai cambiamenti e alla mobilità professionale, e soprattutto a dare prospettive di vita e di realizzazione personale, prima che professionale».

L’atto accademico dell’inaugurazione, che ha radunato autorità accademiche, religiose e civili, docenti e studenti, personale tecnico ausiliario, amici e benefattori, il direttore dell’Istituto affiliato e i responsabili dei Corsi di perfezionamento con cui la Facoltà è in partnership, si era aperto con la Celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Il Vescovo nella sua omelia, a partire dalla liturgia del giorno, ha invitato i presenti ad «andare oltre la società della conoscenza per costruire la società della sapienza e della saggezza, restando fedeli alla vocazione di dare unità al sapere. La metafora del viaggio ben si adatta al lavoro intellettuale, allo sforzo della ricerca, anche nell’ottica dell’uscire, dell’andare a cui richiama Papa Francesco».

L’intensa mattinata ha vissuto momenti di emozione grazie agli intermezzi musicali affidati al “Trio Kerygma” composto da Angelo Pasquini (studente del I anno del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia dell’Educazione) al pianoforte, Flavio Malatesta al violoncello e Damiano Nesci al violino. I tre giovani musicisti hanno eseguito brani di Ludovico Einaudi, proponendo al pubblico un “viaggio” ideale sulla base di una espressione di Etty Hillesum: «Voglio essere un cuore pensante».

Ultimo atto della giornata, ma non per importanza, la proclamazione a Docente emerito della Prof. Bianca Torazza. Dopo le parole della Preside, la lettura della lettera di proclamazione a nome del Gran Cancelliere della Facoltà, don Pascual Chávez Villanueva, e del profilo accademico, la Prof. Torazza ha ringraziato l’assemblea sottolineando che «raggiungere l’emeritato significa aver camminato con l’aiuto e il sostegno di tanti. La collaborazione è la risorsa più grande - ha detto -. Il mio grazie va in particolare alle exallieve e agli exallievi perché sono loro che mi hanno sempre rinnovata e stimolata a guardare avanti, a studiare e a formarmi perché il cammino fatto insieme fosse umano e culturale insieme».

Al termine, Madre Yvonne Reungoat, Superiora generale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e Vice Gran Cancelliere della Facoltà, ha dichiarato “aperto” l’anno accademico 2013-2014 con l’augurio di costruire una “comunità accademica” che nel fare esperienza della cultura dell’incontro vive la gioia che apre l’intelletto, il cuore e tesse la rete delle relazioni.

 

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