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Identità sessuata: dai geni al cervellotorna su

Prof. Massimo GandolfiniPer il Prof. Massimo Gandolfini «La scienza medica aiuta a leggere l’umano, essere complesso e affascinante, e fornisce la mappa per sentirci pellegrini verso una meta e non vagabondi che non sanno dove andare».

 

Il Prof. Massimo Gandolfini, docente di Neurochirurgia all’Università Cattolica di Roma, è intervenuto sabato 22 novembre al secondo incontro del Corso interdisciplinare sul tema: «Gender. Confronto tra umanesimi» con una lezione dal titolo: «Identità sessuata: dai geni al cervello».

Dopo il saluto iniziale, la Preside, Prof. Pina Del Core, ha offerto ai presenti una efficace sintesi dell’incontro precedente e ha introdotto l’intervento del Prof. Gandolfini, collocandolo nell’economia del Corso interdisciplinare: affrontare la questione del gender alla luce del dato biologico che sta alla base della differenza sessuale maschile e femminile.

Durante la sua relazione, il Prof. Gandolfini ha in un primo momento giustificato la modifica da lui apportata al titolo dell’intervento. «Scelgo di parlare di “identità sessuata” e non di “identità sessuale” - ha precisato - perché è più corretto. Con la prima denominazione, infatti, si sottolinea che l’appartenenza di sesso- maschio o femmina - non è un nostra scelta, bensì una realtà biologica che ci troviamo compiuta dalla nascita: ce la siamo trovata iscritta nella totalità del nostro corpo, cellule, tessuti, organi ed apparati. Questa è la differenza fondamentale tra identità sessuata e ideologia di gender: la prima è biologicamente determinata, la seconda è una scelta autonoma e individualeche prescinde totalmente dal dato di realtà rappresentato dall’appartenenza sessuata».

Ha poi proseguito chiarendo come la sessuazione, partendo dal patrimonio cromosomico-genetico, condiziona la strutturazione dell’intero corpo maschile e femminile, delineando delle “differenze complementari” che definiscono in maniera precisa il dimorfismo della specie umana.

Dimorfismo che, negli ultimi vent’anni, è stato acquisito anche a livello cerebrale, tanto da poter affermare che il “cervello è sessuato”: «Maschio e femmina sono differenziati anche dalla struttura anatomica e dalfunzionamento del proprio cervello - ha sottolineato -. Sapevamo che il cervello maschile è più grande (volumetricamente) di quello femminile, ma ora sappiamo che la differenza è anche di ordine anatomico e funzionale per la lateralizzazione e per le connessioni interemisferiche».

Infatti, le aree del linguaggio nell’uomo sono rigidamente localizzate nell’emisfero sinistro; al contrario della donna, in cui vi sono rappresentazioni anche nell’emisfero destro. I collegamenti fra i due emisferi - le connessioni interemisferiche - sono più sviluppati e numerosi nel cervello femminile: «Grazie a complesse indagini che studiano il funzionamento del cervello, soprattutto le tecniche del neuroimaging, possiamo affermare, anche sulla base dei dati della psicologia comportamentista, chel’elaborazione del “pensiero” maschile, detto “pensiero lineare”, ha caratteristiche diverse rispetto al pensiero femminile, che è un “pensiero circolare”. È proprio la maggiore ricchezza di connessioni fra i due emisferi che rende il pensiero femminile “multitasking”, capace, cioè, di aprire e gestire contemporaneamente più file, rispetto al maschile, in grado invece di gestire un solo file alla volta».

Il fatto che la “sessuazione cerebrale” è iscritta tanto profondamente nel nostro corpo rivela che, nei casi di “disforia di genere” (Gender Identity Disorder), come ad esempio il transessualismo, essa non è modificabile con la terapia ormonale che viene utilizzata per la riassegnazione sessuale: «tutto il corpo è rimodellabile, ma non il cervello». Appare così ancora più evidente, alla luce di questo dato biologico oggettivo e dimostrabile, «tutta la struttura ideologica della teoria di genere che, negando la sessuazione come determinante dello sviluppo personale e sociale di ogni persona umana, propone la “percezione di sé” come discrimine per una scelta di identità, orientamento e ruolo sessuale».

Il Prof. Gandolfini ha concluso sottolineando come «l’identità sessuata uomo/donna è il risultato dell’integrazione/interazione di fattori biologici, neuropsichici, culturali e sociali non scindibili fra loro, pena frantumarne l’identità stessa e darne una lettura parziale erronea», per questo ha invitato gli studenti, i docenti, gli educatori e gli operatori di pastorale presenti, a non cedere a nessuna forma di determinismo: né biologico (l’uomo è i suoi geni), né neuropsichico (l’uomo è il suo cervello) né, infine, socio-culturale (l’uomo è il prodotto dell’ambiente sociale in cui vive), quanto piuttosto a «fare la fatica della ricerca e della critica, perché la “scienza medica” aiutandoci a leggere l’umano ci dà la mappa per sentirci pellegrini verso una meta, il che fa una grande differenza dall’essere vagabondi che non sanno dove andare».

L’appuntamento è ora per sabato 13 dicembre 2014, con la Prof.ssa Pina Del Core, Preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium», che terrà l’ultima lezione sul tema: «Processi di costruzione dell’identità sessuale in un contesto di “identità liquida”».

 

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