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L’Educatore sociale è al centrotorna su

Il 17 giugno, all’Istituto Toniolo di Modena, si è realizzato l’Open Day: incontri, laboratori e attività per riflettere sull’educatore professionale e conoscere l’offerta formativa dell’Istituto.

Una giornata decisamente intensa, quella vissuta lo scorso venerdì 17 giugno, all’Istituto Giuseppe Toniolo di Modena, che ha alternato momenti istituzionali, come il raduno del Consiglio d’Istituto e del Collegio Docenti alla presenza anche della Preside della Facoltà, Prof.ssa Pina Del Core, e delle Docenti Prof.sse Maria Spólnik e Martha Séïde, e momenti di incontro, di scambio e di confronto in occasione dell’Open Day.

L’evento, che si è realizzato presso il Parco XXII Aprile a Modena, nella zona adiacente al CEIS, è stata l’occasione per riflettere sulla professione dell’educatore professionale/sociale. Una figura che necessita di maggior chiarezza, soprattutto a partire dal dibattito legislativo degli ultimi mesi, con la pubblicazione della proposta di legge dell’On. Vanna Iori, che specifica e distingue l’educatore sociale con una laurea in Scienze dell’Educazione (L19) da quello sanitario della classe di laurea L/SNT2, col titolo rilasciato dalle Facoltà di Medicina. Una pubblica presa di coscienza della necessità di un riconoscimento professionale, ma che fa di fatto emergere l’urgenza di una continua riflessione sulla natura stessa dell’educare e di una formazione adeguata e coerente.

Il Prof. Umberto Vitrani, nella sua lezione, ha dialogato con studenti, docenti e ospiti, sottolineando che l’educatore professionale è soggetto ad una serie di aspettative sociali: dal contenere al guarire, dall’assistere al salvare, dal formare al controllare. Tra le persone comuni l’educatore non gode di molta visibilità, per via del fatto che sono in molti ad esercitare un’azione educativa e, frequentemente, vi è chi non comprende come possa “esistere” un’azione educativa “coscientizzata”.

A seguire, gli studenti dell’Istituto hanno attivato numerosi laboratori, su tematiche diverse che hanno “coinvolto” pubblici diversi:  “Il bullo non balla” con l’interpretazione di un libro per l’infanzia sullo stile del teatro dell’oppresso, che lascia al pubblico la possibilità di cambiare la storia entrando in scena; sulla psicomotricità, i desideri, i disturbi alimentari, la diversità e lo stigma, la cecità, la continuità del progetto educativo nel passaggio tra i vari ordini scolastici, la scoperta di sé…

Accanto alle attività è stata allestita un’esposizione fotografica sul volontariato con foto dei ragazzi del Servizio Civile della Caritas e del CEIS di Modena e con opere di Maurizio Bergianti, che ha esposto un suo lavoro realizzato tra i volontari delle Comunità Casa Mimosa e La Torre.

In conclusione, subito prima della consegna dei diplomi ai neo-laureati, la presentazione del lavoro di tesi di due studentesse laureate nello scorso anno accademico: Franca Malagoli ha parlato dell’antisemitismo in Fulvio Jesi e Zuzanna Warchol dell’amore pedagogico di Janusz Korczak.

 

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