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“Disegnare” la didattica torna su

«Smontare e montare significati per fornire alle nuove generazioni chiavi di accesso alla loro cultura». È quanto afferma il Prof. Rivoltella nel suo intervento al Corso interdisciplinare

 

È il Prof. Pier Cesare Rivoltella il relatore del secondo incontro del Corso interdisciplinare 2018-2019.

La sua lezione, dal titolo «Il futuro entra in classe: “smontare” e “montare” significati» focalizza l’interrogativo di molti dei docenti di ogni ordine e grado: come insegnare ad una generazione profondamente diversa da quella che, anche solo una ventina di anni fa, frequentava le aule della scuola?

 

«Come a Barbiana la scuola deve produrre cultura con gli studenti, così da renderli liberi» e soprattutto «Il futuro della didattica non dipende da strumenti e dispositivi tecnologici e innovativi, ma dalle nostre capacità e pratiche esperte di attivare processi di innovazione che ci riportano al montaggio e allo smontaggio di significati».

Da queste affermazioni si sviluppa il suo intervento che si focalizza attorno al framework del “design didattico”, da preferire al termine molto più conosciuto e in uso della del “progettare la didattica”, in quanto fa riferimento a prospettive molto più ampie.

La convinzione è infatti che «se dietro la tecnologia non ci sono competenze di design didattico l'efficacia è nulla».

Il design didattico si fonda su tre dimensioni: architettonica, in quanto è pianificazione, costruzione come nell'architettura, progettazione che inizia prima di entrare in classe, continua durante la lezione e diventa abito con l’esperienza; ergonomica, nel senso dell’ergonomia cognitiva, che tende a pensare il lavoro dell’insegnante per allestire ambienti di apprendimento, attraverso una mediazione didattica che tenendo conto del carico cognitivo intrinseco, pone le condizioni per alleggerire e minimizzare quello estrinseco, per rendere accessibile e comprensibile, senza semplificare, il contenuto; infine, estetica, cioè la produzione di artefatti didattici (schede, slide, filmati) che risultano dal lavoro di pianificazione e mediazione per mettere a disposizione tecnologie didattiche che siano efficaci dal punto di vista comunicativo e favoriscano l’apprendimento.

La scuola, in un contesto di molti linguaggi e molte culture, è un « laboratorio culturale, una officina dove si producono artefatti culturali, che, attraverso siti o blog, ad esempio, possono rimettere in circolo la cultura». In questo senso, la scuola ha «una funzione “politica”, intesa come scienza della polis, della cittadinanza. È una palestra di formazione del pensiero critico, esercizio di liberazione costante, di montaggio e rimontaggio di significati».

Per fare scuola oggi un insegnante deve conoscere la cultura dei bambini, dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani che ha in classe. Deve essere consapevole dei concetti e delle pratiche che riempiono le loro vite e le loro giornate: è importante colmare “il gap” tra cultura e vita, altrimenti la scuola non sarà mai compresa quale luogo di trasmissione culturale, che deve essere, ma verrà ridotta, come già accade oggi, a “agenzia di socializzazione”.

 

Sabato 1° dicembre 2018, si terrà l’ultimo incontro del Corso «Apprendere nel tempo della Rete. Percorsi per “imparare” il futuro». Pier Cesare Rivoltella e Michele Marangi (Docente di Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, membro del CREMIT, Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia) dialogheranno sull’educazione civica digitale come una dimensione che aggiorna ed integra l’educazione civica, finalizzata a consolidare ulteriormente il ruolo della scuola e delle agenzie educative nella formazione di cittadini in grado di partecipare attivamente alla vita democratica.

 

La Facoltà «Auxilium» è presente nell’elenco degli enti accreditati al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) presso i quali è possibile utilizzare la Carta del Docente.

 

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