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Visita alla Scuola di Barbianatorna su

"Barbiana non è un paese, non è nemmeno un villaggio. È una chiesa con la canonica. Le case, una ventina in tutto, sono sparse nel bosco e nei campi, isolate tra loro".
Barbiana, nel lontano 1954, non era nemmeno segnata sulla carta geografica della Diocesi fiorentina, quando don Lorenzo Milani tentò di situare il luogo dove sarebbe andato in forza del suo trasferimento da S. Donato di Calenzano. Barbiana, oggi, non viene neppure trovata dal navigatore satellitare. Il mondo pare fermarsi a Vicchio, in provincia di Firenze.
L'impressione di andare in capo al mondo, seguendo le indicazioni su un pullman di 32 posti, lungo una strada stretta che s'inoltra nel bosco, diveniva sempre più viva fino a divenire realtà concreta perché, nell’impossibilità di proseguire con il pullman, si è dovuto percorrere l'ultimo tratto a piedi, per circa due-tre chilometri.
Un conto è leggere dov'è Barbiana, altro è arrivarci e rendersi conto di persona cosa significhi l'esilio, la solitudine, l'essere tagliati fuori dal mondo, il non poter comunicare... perché a Barbiana, quando arrivò don Lorenzo Milani, non c'era luce elettrica, telefono, posta, ferrovia.
L'esperienza vissuta il 17 novembre, da un gruppo di studentesse e alcune docenti della Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium in visita alla scuola di Barbiana, con la guida di Michele Gesualdi, è tale che varrebbe la pena proporla a un più vasto gruppo, al di là e oltre l'interesse specifico di un curricolo e del relativo tirocinio. Perché?
Lì, nella scuola di Barbiana, si ritrovano, con le cose di ieri, lo stile di don Lorenzo Milani, il suo metodo didattico ed educativo, la sua passione per l'educazione, la gioia di veder fiorire in umanità piena ragazzi che, se fossero stati lasciati nelle condizioni cui si trovavano, sarebbero intristiti non solo nel duro lavoro del contadino, ma più ancora in un'esistenza di cui stentavano a capire il senso.
Michele Gesualdi, uno dei primi ragazzi della scuola di Barbiana, è ora Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani che ha sede nelle stanze della canonica di Barbiana, ha parlato di don Lorenzo Milani a noi e a un gruppo di ragazze e ragazzi dell'Emilia Romagna, che partiranno per l'America Latina come volontari del Servizio civile.
Nessuna mitizzazione o enfatizzazione, ma il racconto di un testimone che ha visto con gli occhi del ragazzo di nove anni prima, e poi con gli occhi del preadolescente, dell'adolescente irrequieto e del giovane la persona e l'opera di don Lorenzo.
Un racconto il suo che fa "memoria" di una vita vissuta all'insegna di una dedizione totale per chi è emarginato dalla società, per chi non ha cultura, non possiede la parola con la quale si comunica con gli altri.
Una scuola povera, quella di Barbiana, ma ricca di idee, dove ciò che non c'era e di cui si aveva bisogno si costruiva in officina; dove le carte geografiche non si comperavano in una libreria, ma si disegnavano sul tavolo di scuola; dove s'imparava a capire chi paga tutte le tasse e a rappresentare ciò con grafici; dove si apprendevano le lingue per comunicare con tutti e partire per l'estero...
Il racconto di Michele Gesualdi si colora di volti, di luoghi, di nomi, di fatti concreti, che si ascoltano avidamente e, senza avvedersene, qualcosa dentro cambia...
Quando si lascia Barbiana non si è più gli stessi, perché Barbiana "turba la coscienza" per il solo fatto di ciò che ha significato e significa.



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