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Costruire l’identità maschile e femminiletorna su

Sono stati gli interventi della Prof. Maria Luisa Di Pietro, dell’Università Cattolica del S. Cuore di Roma, e del Prof. Domenico Bellantoni, dell’Università Pontificia Salesiana, a caratterizzare l’8 maggio 2015, la 28° Giornata della Facoltà «Auxilium», con il Convegno dal titolo «Percorsi educativi per la costruzione dell’identità maschile e femminile». L’evento ha concluso il percorso che, in questo anno accademico, ha impegnato docenti e studenti nell’approfondire la questione gender, tema complesso e quanto mai delicato.

Il pomeriggio di studio si proponeva di riflettere sui percorsi educativi per la costruzione dell’identità maschile e femminile, soprattutto in questo contesto culturale caratterizzato da grandi cambiamenti, rivendicazioni, pressioni politiche e mediatiche.

Ha introdotto i lavori la Preside, Prof.ssa Pina Del Core, che ha brevemente richiamato ai numerosi partecipanti che affollavano l’Aula Magna della Facoltà i punti essenziali del dibattito avviato negli incontri del Corso Interdisciplinare «Gender confronto tra umanesimi» realizzati nel primo semestre.
Attorno alla questione antropologica si è collocato da subito l’intervento della Prof.ssa Maria Luisa Di Pietro, docente di Bioetica all’Università Cattolica del S Cuore di Roma, che ha approfondito un aspetto del tema da lei introdotto lo scorso 15 novembre, in occasione del primo incontro. Più precisamente, ha analizzato due casi specifici di disturbi della differenziazione sessuale, quando neanche l’anatomia dà segnali chiari nella definizione dell’identità sessuale. «Come scegliere il sesso da assegnare in presenza di ambiguità genitale? Quali potrebbero essere le ripercussioni psicologiche del cambiamento di sesso? È necessario intervenire alla nascita o si può ritardare la soluzione del problema? Quali interventi possono essere rimandati al raggiungimento della capacità da parte del paziente di esprimere il consenso ai trattamenti?» si è chiesta la relatrice.

Dopo aver illustrato alcune premesse di natura clinica, la Prof. Di Pietro ha precisato che «per poter dare una risposta a queste domande è necessario, da una parte, la conoscenza della biologia dello sviluppo sessuale e, dall’altra, interrogarsi sui fattori che rendono possibile l’assunzione di un’identità maschile o femminile. Questo perché la sessualità non riguarda solo la dimensione fisica (sesso cromosomico, gonadico, ormonale, duttale, cerebrale e fenotipico), ma anche quella psicologica e relazionale».

A partire dalla critica alle teorie di Money ha affermato che «l’individuo umano è il risultato di un inestricabile interagire di fattori biologici e socio-ambientali e il suo corpo, punto di incontro tra natura, autocoscienza e ambiente per cui è necessario un approccio olistico» che possa dar ragione del fondamento comune della “realtà-donna” e della “realtà-uomo” che è “l’essere persona”.

Alla complessità del contesto, si è rifatto anche l’intervento del Prof. Domenico Bellantoni, che ha sottolineato come l’ideologia del gender e la diffusione di un’omonima cultura stiano sfidando «coloro che a vario titolo intendono accompagnare la crescita umana delle nuove generazioni».

Il docente ha evidenziato i fattori concorrenti all’identità e alla condotta attuale della persona: mentre l’identità sessuale rimanda al patrimonio genetico-biologico dell’individuo, l’identità e il ruolo di genere sono diversamente influenzati da tre categorie di fattori: la storia di vita, l’evento scatenante e la risposta all’appello: «Per condotta viene inteso l’insieme dei comportamenti e degli atteggiamenti ad essi sottesi. Pertanto per condotta di genere va inteso non solo il comportamento messo in atto in relazione a un determinato ruolo di genere, ma anche il complesso degli atteggiamenti cognitivo-emotivi relativi alla modalità di espressione della propria socio-affettività, indifferentemente dal proprio sesso biologico, come già evidenziato. In tal senso, in base alle conoscenze scientifiche raccolte fino ad oggi, si può affermare senza tema di smentite che si nasce esclusivamente come maschio o come femmina».

Il Prof. Bellantoni ha concluso il suo intervento, evidenziando alcune implicazioni psicologiche ed educative a partire dal presupposto antropologico ed esistenziale della libertà e della responsabilità caratteristiche tipiche della persona umana, affermando «la fondamentale importanza dell’esperienza umana e della funzione educativa, in quanto, l’educazione della condotta e/o dell’orientamento sessuale (o di genere), va sempre interpretato come un’educazione a un quadro di riferimento affascinante, coerente, credibile, che rimanda innanzitutto, da parte degli educatori, a una trasparente testimonianza di vita».

Ha sottolineato inoltre una serie di attenzioni a cui dovrà rifarsi l’educatore; attingere a contenuti corretti e sostenuti da una seria letteratura scientifica; fornire una corretta strategia di decodifica dei messaggi veicolati dalla propaganda e dai mezzi di comunicazione di massa; aver chiaro il modello formativo a cui fa riferimento nella propria azione; favorire lo sviluppo di un pensiero critico, elastico, divergente, capace di riflettere sulle informazioni a disposizione; promuovere una reale sensibilizzazione al saper stare “accanto” alla diversità, ad ogni diversità, che lungi da qualsiasi moda e tendenza omologante rappresenta il vero valore da perseguire per promuovere un clima di reciproca accoglienza tra individui, differenti quanto a idee politiche, orientamenti sessuali, confessioni religiose e costumi socio-culturali, ma eguali in quanto esseri umani.

L'educazione dell'uomo è un risveglio umano

Jacques Maritain